Doppio piano per la riapertura delle scuole a settembre: uno soft incentrato su igienizzazione dei locali e sull’obbligo di mascherina (o visiere) dai 6 anni in su, se il contagio da Covid-19 resterà sotto controllo; uno più hard imperniato su distanziamento con divisori in plexiglass e lezioni a gruppi, se la pandemia si aggraverà.
In entrambi i casi si farà di tutto per ritornare alla didattica in presenza dopo 3 mesi di lezioni online. È la strategia allo studio del Governo, stando a quanto è emerso ieri durante il maxi-vertice convocato dal premier Giuseppe Conte a cui sono intervenuti una cinquantina di partecipanti. Incluse le ministre Lucia Azzolina (Istruzione) e Paola De Micheli (Infrastrutture), il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli e il coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts) del ministero della salute, Agostino Miozzo.
Il ritorno in classe a settembre
Con le attività didattiche de visu sospese dal 5 marzo, l’esame di Stato rappresenterà, per forza di cose, una prova generale in vista di settembre. Anche alla luce degli argomenti emersi ieri a Palazzo Chigi. Il “mantra” di tutti gli interventi in videoconferenza è stato che bisogna tornare alle lezioni «in presenza» per tutti gli studenti. Con una particolare attenzione per i più piccoli. In caso di recrudescenza del virus, infatti, l’e-learning sperimentato in questi mesi potrà tornare buono solo alle superiori. Emblematiche le parole di Conte a inizio seduta: «La didattica a distanza può essere un’opportunità in più per potenziare l’offerta didattica, ma certo dobbiamo ritornare in presenza».
Gli stessi toni li ha usati la ministra Azzolina sia al primo giro di tavolo, quando ha garantito che «ci sarà un piano su più livelli che seguirà l’andamento del rischio di contagio», sia in chiusura di riunione, quando ha spiegato che «il Cts sta valutando anche la possibilità di compartimentare i banchi, con divisori, anche per garantire maggiore sicurezza».
I rilievi di enti locali e sindacati
Nel mezzo ci sono state le tante «criticità» evidenziate dai diversi interlocutori. Ad esempio di adeguatezza del personale e certezza sulle risorse, come invocato dalle Regioni e dagli enti locali («Sull’edilizia scolastica le risorse attualmente disponibili per gli enti locali ammontano a 360 milioni», ha sottolineato il presidente dell’Anci, Antonio Decaro) oppure di un «modello organizzativo nuovo» di scuola, come auspicato dai sindacati che hanno colto l’occasione per confermare, nonostante lo stop del Garante, lo sciopero dell’8 giugno.